Comune di Capaci2018-12-17T14:05:54+00:00

CAPACI

Capaci è un comune italiano di 11.045 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia. Il comune è reso tristemente famoso per la strage del 23/05/1992 dove venne ucciso, in un attentato, il magistrato antimafia Giovanni Falcone.

Storia e Monumenti di Capaci
Il centro abitato di Capaci si sviluppa lungo un asse stradale molto antico, di epoca romana, che collega il Capoluogo con le città più importanti della Sicilia occidentale di Trapani e Marsala.

Numerosi reperti archeologici ancora da analizzare e collocare cronologicamente testimoniano un passato preistorico particolarmente interessante mentre si comincia a parlare di un primo insediamento stabile a partire dall’anno Mille, ad opera dei Kalbiti, durante la dominazione islamica della Sicilia, anche se si iniziano ad avere notizie più certe a partire dal 15 settembre 1241, quando l’Imperatore Federico II° concede il feudo al milite Roberto di Palermo per i servigi prestati, la suddetta data segna il passaggio dal feudo al casale e prelude alla fondazione dell’odierna cittadina.

Il suo nucleo originale è sorto in seguito alla concessione della “licenzia populandi” ottenuta da Francesco Beccadelli di Bologna il 18 marzo 1517, con la quale otteneva anche il titolo di Barone di Capaci, Marchese di Marineo e Principe di Cefalù e Torretta.
Il centro abitato di Capaci iniziò a svilupparsi a partire dal 1523, ai piedi della Montagnola Santa Rosalia, sovrastata dalle balze concave della “Quarara”.

Alla metà dello stesso anno risalgono le fondamenta dell’antica Chiesa Madre (3 aprile 1573), centro di primario interesse religioso, artistico e culturale, edificata accanto al castello. La nuova Chiesa Madre venne edificata a partire dalla prima metà del settecento, per volere di Don Ignazio Pilo, Conte di Capaci, e aperta al culto il 25 marzo 1741, presenta un prospetto barocco a cui si accede da una sontuosa scalinata a tenaglia, l’interno, a forma ottagonale, divisa nelle canoniche tre navate, è ricca di opere d’arte tra le quali spiccano la volta affrescata da Giuseppe Tresca nel 1744 e le cappelle del SS. Sacramento, della Madonna del Rosario e del Patrono S. Erasmo. Nella prima cappella è collocato il Crocifisso ligneo opera di Frate Innocenzo da Petralia (sec. XVII). Nelle altre due si trovano delle grandi tele attribuite alla scuola del Tresca (sec. XVIII). Infine rivestono particolare attenzione alcune statue: l’Addolorata, in telacolla, risalente al 1500, ed esposta in chiesa solo durante il periodo della Quaresima, che risulta essere il manufatto artistico più antico del paese, quella lignea di S. Erasmo, di scuola gaginesca realizzata nel XVI secolo, un’altra, anch’essa in legno, di S. Giuseppe, opera del 1816 di Girolamo Bagnasco e quella della Madonna del Rosario che, scomparsa dalla chiesa circa cinquantanni fa, è stata recentemente ritrovata e riposta nella sua originaria collocazione.

Importante anche la Chiesa di San Rocco, edificata per interessamento dell’Arciprete Don Matteo Triolo e aperta al culto il 9 gennaio dell’anno 1723, conserva al suo interno delle preziose statue lignee del settecento e dell’Ottocento, tra le quali meritano una particolare menzione, quella della Madonna di Trapani detta del Carmine, copia della celebre statua venerata nel Santuario trapanese e donata alla Chiesa da Donna Anna Pilo e Riccio, moglie del conte Ignazio Pilo, originaria della città di Trapani (alla base della suddetta statua sono scolpiti a rilievo gli stemmi nobiliari della famiglia), ed inoltre la statua di San Francesco di Paola (1870), opera di Rosario Bagnasco, donata dal ricco possidente capacioto Vincenzo Mazzola. Nella Chiesa sono da ammirare anche dei fantasiosi affreschi realizzati nel 1988 dal maestro Manlio Manvati.

La Chiesa di Maria SS. Addolorata voluta dall’omonima Confraternita ed edificata sulle rovine dell’antica Chiesa Matrice venne aperta al culto il 15 ottobre 1768, custodisce le statue lignee settecentesche della titolare, attribuita a Rosario Bagnasco, e del Cristo morto. Tra gli edifici religiosi merita una menzione speciale la Chiesetta della SS. Trinità, del 1730, in cui era conservato un affresco del secolo XVI raffigurante la Madonna delle Grazie, abbattuta per incuria e negligenza negli anni settanta del novecento.

Alla prima metà del 1800 risale il Santuario rupestre di S. Rosalia, sulla collina omonima, sorto nel luogo in cui sin dal secolo XVI i capacioti andavano in pellegrinaggio per venerare la Santuzza palermitana raffigurata in una bella statua lignea, opera attribuita a un Bagnasco.

Sulle rovine del castello cinquecentesco, intorno alla metà del secolo XVIII venne edificato il Palazzo dei Conti Pilo, recentemente restauro e adibito a sede municipale.
Sul corso principale, di fronte alla Chiesa San Rocco, prospetta la Palazzina dei Sommariva, costruita nella prima metà del 1800 (oggi proprietà Longo).

Nel 1820 a causa dei moti rivoluzionari i cittadini si ribellarono al potere feudale dei Pilo dando alle fiamme il Palazzo del Conte e costringendolo alla fuga. In seguito alla pestilenza di colera che colpì la Sicilia tra il 1835/37 anche a Capaci si verificarono disordini e omicidi, provocati da alcuni facinorosi provenienti da Palermo, che incolparono della diffusione della malattia i componenti delle famiglie più facoltose del paese. Dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, molti capacioti, sotto la spinta rivoluzionaria di Rosolino Pilo, considerato loro concittadino perché discendente della famiglia che aveva retto le sorti del paese per ben due secoli, si unirono e parteciparono alle battaglie di Palermo e San Martino delle Scale. Nei primi decenni del XVI secolo, con la riunificazione dei vari possedimenti in un’unica baronìa, l’agricoltura divenne l’attività primaria sino alla metà del 1900, periodo in cui ebbe un forte sviluppo il commercio ambulante che portò i capacioti a spingersi, per lavoro, in ogni parte del mondo. Anche la pesca, praticata nella vicina Tonnara di Isola delle Femmine (frazione del Comune di Capaci sino alla fine del 1800) conobbe una attività molto redditizia e poté estendersi, con le famose barche denominate “le capaciote”, sempre più lontano fino a raggiungere le coste dell’Africa settentrionale. E Susa sul Golfo di Hammamet in Tunisia, ancor oggi reca la testimonianza di un intero quartiere che porta il nome di Capaci.

Per ulteriori informazioni sulla storia e sui monumenti da visitare,

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